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Museo

MUSEO DEL BIJOU DI CASALMAGGIORE

 CONTATTI
Indirizzo:via Porzio 9
Tel:0375 284424
0375 205344
Fax:0375 200251
Email:E-mail Invio EMAIL
Web:http://www.museodelbijou.it
LINGUE DISPONIBILI

     Italiano
     English

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DESCRIZIONE:

Istituito nel 1986 e allestito nella nuova sede nel 1996, è un museo specializzato del patrimonio storico-industriale. Vi sono conservati oltre 20.000 oggetti d’ornamento e accessori, tutti prodotti dalle diverse fabbriche di Casalmaggiore tra la fine dell’Ottocento e gli anni ’70 del Novecento. Nelle sale del Museo sono esposte anche macchine utensili, attrezzi, fotografie e cataloghi che documentano quello che fu un fenomeno industriale pressoché unico in Italia. Per scolaresche e gruppi sono possibili svariate attività laboratoriali.

“Nel 1928 era stato inaugurato lo stabilimento delle Fabbriche Riunite Placcato Oro, in cui erano confluite tre realtà locali dedicate alla produzione del cosiddetto “oro matto”, nate alla fine dell’800 dall’impulso imprenditoriale di Giulio Galluzzi. La produzione delle Fabbriche Riunite continuò fino agli anni Settanta: fu a quel punto che, dimessi archivi e macchinari, a Casalmaggiore si pensò di conservare tanta parte di storia locale, ma anche nazionale, visto che le Fabbriche Riunite costituivano un caso unico in Italia, con clienti in tutto il mondo,d all’America Latina al Medio Oriente, fino all’Africa. Dai lasciti aziendali è nato nel 1986 il Museo del Bijou, che dieci anni dopo ha trovato la sua sede definitiva nel seminterrato dell’ex collegio dei Barnabiti. Sotto le suggestive volte in mattoni, le grandi teche in vetro illustrano un secolo di storia del costume e della moda, dall’era vittoriana fino agli hippies, attraverso l’esposizione di migliaia di pezzi provenienti dai campionari. Piccoli oggetti che testimoniano una produzione unica e dimostrano come nella moda tutto ritorna, con cicli creativi che attingono al passato”
Bell’Italia, n. 264 aprile 2008, pag. 167

Storia e collezioni
La produzione di bigiotteria a Casalmaggiore, oggi cessata, rappresenta l’unica esperienza di questo tipo in Italia che abbia assunto dimensioni industriali. All’inizio si trattava di una produzione artigianale, legata alla bottega dell’orafo Giulio Galluzzi che, avendo messo a punto la tecnologia del “placcato-oro”, intorno al 1880 avviò le esportazioni di gioielli in metallo non prezioso ad imitazione dei prodotti d’oreficeria. La produzione in serie consentì il moltiplicarsi dei laboratori e la fondazione di nuove fabbriche; Casalmaggiore, pur di fronte ad industrie europee e nordamericane già consolidate e affermate sui mercati mondiali, riuscì a conquistarsi una nicchia di mercato che andava dal sud America al Medio Oriente. Dai primi anni ’30, quando le tre maggiori imprese operanti a Casalmaggiore (Federale, Galluzzi e Maffei) erano ormai confluite nella nuova Società Anonima Fabbriche Riunite Placcato Oro, accanto al bijou d’imitation iniziò la produzione, di bigiotteria “fantasia”, fatta di forme e materiali nuovi, fortemente legata alla moda e influenzata dai fatti sociali, sportivi, politici, bellici, militari, religiosi. A quest’epoca risale anche la diversificazione della produzione: oltre alla bigiotteria si producono portasigarette, portacipria, portarossetto, oggettistica e medaglistica pubblicitaria e devozionale, soprammobili, servizi da scrittoio. Questa tendenza alla diversificazione si accentua nel dopoguerra: dopo il 1945 entrarono in produzione gli occhiali da sole e poi radio, registratori, televisori e, infine, motori elettrici; la denominazione stessa della ditta, da Fabbriche Riunite Placcato Oro, divenne Fabbriche Industrie Riunite (FIR). A seguito della completa conversione della produzione attuata dall’azienda alla metà degli anni ’70 che comportò la chiusura delle linee della bigiotteria, l’intero campionario della bigiotteria di Casalmaggiore avrebbe potuto andare disperso se non fosse intervenuta l’iniziativa meritoria dell’Associazione Amici del Bijou di Casalmaggiore (costituita in prevalenza da ex-dipendenti) che si attivò per la costituzione di un museo di archeologia industriale entro cui riordinare la raccolta, arricchendola attraverso il recupero di documenti, stampi, attrezzi da lavoro e macchinari.
Il patrimonio, donato nel frattempo al Comune (1985), è stato allestito nel 1996 presso la sede attuale, appositamente ristrutturata, che occupa una superficie di circa 400 metri quadrati nel piano seminterrato del settecentesco Collegio barnabitico di Santa Croce.
Le collezioni museali sono divise concettualmente in tre sezioni, oggettistica, archivistica e tecnologica, anche se tale suddivisione trova solo parzialmente riscontro nel percorso espositivo. Nelle due gallerie principali che compongono il Museo sono collocati tutti gli oggetti appartenenti alla collezione: 20.000 provenienti dalla donazione F.I.R. che ha portato alla costituzione del Museo e circa 5.000 donati dalla ditta milanese La Bigiotteria S.p.A. nel 1992 e recentemente restaurati. Gli oggetti sono cuciti su pannelli che hanno le caratteristiche delle antiche cartelle di campionario in uso presso gli uffici esposizioni e vendite delle fabbriche di Casalmaggiore e sono sistemati nelle teche espositive con un criterio alternativamente cronologico, tipologico o tematico. A fianco degli oggetti sono collocati macchinari originali provenienti dalle antiche fabbriche di Casalmaggiore, attrezzi vari per la lavorazione della bigiotteria, antichi cataloghi, documenti e fotografie d’epoca che offrono uno spaccato della vita del distretto industriale casalasco della bigiotteria. L’esposizione permanente è integrata da due laboratori didattici e da uno spazio adibito a Centro di documentazione. La documentazione fotografica in scala 1:1 e la catalogazione informatizzata di ogni pezzo consentono una rapida individuazione anche degli originali non esposti.

L’offerta educativa
In generale i servizi educativi intendono “mediare” le collezioni specialistiche del museo presso pubblici diversi e in una logica pluridisciplinare. In particolare le attività laboratoriali rappresentano un’occasione per entrare più consapevolmente e in modo creativo a contatto col patrimonio del territorio, con la storia industriale e con le trasformazioni della società e del gusto nel Novecento. Ecco alcuni dei percorsi didattici proposti, adattabili alle diverse fasce d’età degli alunni:

METALLI &C. - Attraverso i vari sensi si esplora il modo dei materiali e in particolare i metalli, sperimentandone le principali proprietà e individuandoli negli oggetti del quotidiano e negli oggetti del museo.

CON LE MANI NEL SACCO - L’osservazione degli oggetti esposti nelle vetrine viene abbinata ad un’esperienza tattile di riconoscimento e classificazione di vari oggetti d’ornamento personale, cogliendo fra loro analogie e differenze in base a criteri assegnati o da individuare.

BINGO BIJOU – Momento ludico intorno a una grande tombola visuale magnetica che consente di rinforzare quanto appreso durante la visita al Museo.

ALL’INIZIO ERA UN FILO - Si utilizzano le gestualità fino-motorie nella deformazione plastica del metallo. Gradualmente e con l’introduzione all’uso di strumenti di misurazione e semplici attrezzi, lo studente riesce a dar forma al filo realizzando un piccolo oggetto personale.

UNO, CENTO, MILLE - Esperienza manuale di lavorazione di una piccola lastra di metallo. Si individuano le funzioni di strumenti e macchine e si sperimenta il modello operativo ideazione-disegno-realizzazione. Si osserva poi come da un prototipo si possa giungere ad una produzione seriale.

DAL BAULE AL SET - Abbigliamento, accessori e consumi voluttuari si sono trasformati nel corso del Novecento: per toccare con mano tali trasformazioni, individuandone cause ed effetti storici e sociali, è possibile allestire all’interno del museo un vero e proprio set fotografico attrezzato ed organizzare un’insolita sfilata.

UNA MACCHINA DEL TEMPO - Calati nel ruolo di impiegati della fabbrica, si sperimentano le tecnologie d’ufficio degli anni ’30 confrontandole con quelle d’oggi, offrendo così un efficace e sintetico sguardo d’insieme sull’evoluzione tecnologica dell’ultimo secolo.

INSOLITE PERLINE – Percorso laboratoriale per i più piccoli, che sono invitati a realizzare semplici oggetti d’ornamento infilando elementi del tutto insoliti per forma e materiali.

UN TESORO TUTTO MATTO – Anche questo pensato per i bimbi da 4 a 7 anni, il percorso consente di scoprire il Museo lentamente e al buio, agendo su effetti di sorpresa e stupore, fino ad arrivare al rinvenimento della Cassa del Tesoro.


PREZZI / OFFERTE:

Orario d’apertura
Dal lunedì al sabato: dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00, con accesso dalla Biblioteca Civica Mortara in Via Porzio 7
Domenica e festivi: dalle 15.00 alle 19.00
Ingresso
intero € 2,00; ridotto € 1,50; visita guidata: € 26,00 per gruppo (max 25 persone);
attività di laboratorio: € 3,50 ad alunno;
visite guidate e attività di laboratorio si effettuano solo su prenotazione


NOTE:

Come raggiungere il Museo
• in auto da Parma/Mantova/Viadana: oltrepassare il primo semaforo e quindi svoltare a sinistra; al semaforo successivo svoltare a destra in via Porzio
• in auto da Cremona/Brescia: oltrepassare il secondo semaforo e quindi svoltare a destra; al semaforo successivo svoltare a destra in Via Porzio
• in treno: linea ferroviaria Parma-Brescia (stazione a 1 km dal Museo)
 
 

 
 
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